Alluce Valgo rimedi: Esercizi e prodotti per eliminare l’alluce valgo

Ciao e benvenuta nel nostro articolo che cerca di offrire metodi e rimedi per curare l’alluce valgo. Se sei giunto fin qui, è perchè vuoi sapere come risolvere il problema dell’alluce valgo una volta per tutte. Come ogni patologia, anche per combattere e sconfiggere l’alluce valgo bisogna sapere con che tipo di problematica si ha a che fare, quali sono le cause del rigonfiamento a cipolla e quali di conseguenza i rimedi mirati per curare questa deformazione del dito più grande del piede.

Se guardando i tuoi piedi hai notato che il dito più grande (l’alluce), ti sembra molto più ravvicinato al dito accanto, se hai notato una protuberanza sulla parte laterale del piede corrispondente con la prima falange dell’alluce, che da l’impressione di avere una cipolla sotto pelle, probabilmente soffri di alluce valgo. Per questa patologia ci sono rimedi ortopedici, invasivi, naturali e non invasivi. In questo articolo non parleremo solo dei classici rimedi all’alluce valgo, come l’intervento chirurgico o il separatore di silicone, ma vogliamo raccogliere ogni tipo di rimedio naturale per curare l’alluce valgo del quale riusciamo a venire a conoscenza. Prima di parlare dei rimedi all’alluce valgo però, è doveroso capire tecnicamente a cosa è dovuta questa patologia che sempre più causa disagi, fastidi e dolore. Dopo aver parlato in generale dell’alluce valgo e dei suoi sintomi, parleremo di:

  • alluce valgo e rimedi non chirurgici
  • alluce valgo e rimedi della nonna
  • plantari per l’alluce valgo
  • alluce valgo prevenzione

Spesso i piedi sono interessati da una deformazione dovuta al rilassamento delle articolazioni, dei muscoli e dei legamenti. Tale deformazione del piede prende il nome di Alluce Valgo. Tale patologia ortopedica del piede, viene chiamata alluce valgo proprio perché a causa del rilassamento dei muscoli della volta plantare, produce la tipica protuberanza dell’alluce.

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lombalgia: cause e sintomi

La sensazione di dolore che viene avvertita nella parte bassa della schiena (zona lombare), viene detta lombalgia. A causa del fatto che moltissime persone, in modo cronico oppure occasionale, avvertono dolori alla schiena nella zona lombare, si può affermare che la lombalgia sia una delle patologie più frequenti negli ultimi decenni.

Lombalgia: Patologia o sintomo?

Il Ministero della Salute ci mette in guardia su tale patologia e invita la popolazione a non tralasciare i sintomi derivanti dalla lombalgia, cercando di agevolare il processo di comprensione su quale sia la causa del dolore alla schiena, quali i sintomi e i rimedi possibili.

Tale avvertimento del Ministero della Salute è stato diramato in quanto la lombalgia non è da considerare una patologia vera e propria, ma un sintomo di una possibile patologia differente e spesso più grave, che di solito ha tra i sintomi proprio il dolore che si irradia nella parte bassa della schiena.

La lombalgia può fare la sua comparsa come detto in precedenza, anche in modo occasionale e non ripresentarsi più, ecco perchè almeno il 90% della popolazione mondiale può dire di aver sofferto almeno una volta nella propria vita di dolore alla colonna vertebrale.  In base a come fa la sua comparsa, la lombalgia può avere diversi livelli di disabilità nel soggetto colpito, essa infatti può presentarsi in forma acuta, subacuta o cronica.

Cause della lombalgia

Un intenso dolore avvertito nella zona lombare della schiena, può essere provocato da diverse cause. Uno sforzo, un movimento brusco, una banale postura scorretta, possono provocare la comparsa del dolore lombare perchè possono provocare la degenerazione dei dischi intervertebrali. Un altra causa di lombalgia può essere  la discopatia degenerativa, che indica i processi regressivi a cui il tessuto discale va incontro nel corso della vita, perdendo progressivamente le sue funzioni.

Classificazione della Lombalgia

Come accennato in precedenza, la lombalgia può essere distinta in base alla gravità del dolore avvertito, ma anche in base a fattori congeniti. Abbiamo dunque:

  • Lombalgia Acuta
  • Lombalgia Subacuta
  • Lombalgia Cronica

Ma la lombalgia è anche distinta in due grandi gruppi, a seconda che derivi o meno dai segmenti ossei sovrapposti (le vertebre) che la compongono:

  • Lombalgia Vertebrale
  • Lombalgia extravertebrale


Lombalgia Vertebrale

Quando si è in presenza di lombalgia vertebrale è perchè una causa possibile della sua comparsa, è la presenza di patologie congenite come la sacralizzazione dell’ultima vertebra lombare, la spondilolistesi, la spondilolisi o la sinostosi. Vengono ricondotte a tale gruppo di classificazione, anche tutte quelle lombalgie derivanti da malattie reumatiche, traumi, infezioni o neoplasie.

Lombalgia Extravertebrale

Nel gruppo delle lombalgie extravertebrali figurano quelle da cause neuromeningee, viscerali (gastrointestinali, urologiche e ginecologiche) e vascolari (aneurisma dell’aorta addominale).Lombalgie particolari sono quelle da cause generali, quali stati febbrili, influenza, raffreddamento.

 

Lombalgia sintomi

Il sintomo che avverte di avere nel proprio organismo in atto un processo che provola lombalgia è il dolore alla schiena più o meno acuto in base al tipo di lombalgia che lo causa. Una contrattura muscolare, il classico colpo della strega, è anch’essa una causa del dolore e allo stesso tempo un sintomo ben visibile. Di norma si riesce a comprendere che si tratta di lombalgia, perchè il dolore che si prova è un dolore pari a quello di essere trafitto nella schiena da una lama, e si irradia anche nelle parti anatomiche vicine ovvero in glutei e fianchi.

Fratture che accadono a calcetto come comportarsi

Spesso capita di farsi male a calcetto, uno sport deleterio per i muscoli, legamenti ed ossa. In una caduta possiamo sentire un “crack”seguito da un forte dolore. Potrebbe trattarsi di frattura delle spine tibiali che viene diagnosticata con lastra al pronto soccorso. Non essendo interessati altri tessuti legamentosi e/o tendinei, e trattandosi di una frattura composta, non è necessario alcun tipo di intervento chirurgico, e la lesione ossea viene immobilizzata per venti giorni.


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Vuoi ossa forti? oltre il latte hai un altro alleato


Non solo latte: il segreto per avere ossa forti, soprattutto a una certa età, potrebbe risiedere nel consumo di tè. Secondo una ricerca australiana, della Flinders University, pubblicata sulla rivista American Journal of Clinical Nutrition, berne tre tazze al giorno riduce il rischio di fratture di circa il 30% rispetto a chi non lo consuma o lo consuma poco. La ricerca e’ stata svolta su un campione di 1200 donne, tra le quali è più frequente l’osteoporosi, che provoca indebolimento delle ossa, tutte di età media intorno agli 80 anni, alle quali sono state chieste con questionari periodici le abitudini alimentari, in particolare quelle relative al consumo di tè.…Leggi dalla fonte

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